I tre passi dell’Appennino

Tre passi, un crinale, un giro che cambia ogni volta che lo si percorre.

Tra Casentino e Romagna esistono percorsi che non hanno bisogno di essere spiegati troppo: basta nominarlo. “I tre passi” è uno di questi, un giro conosciuto, ripetuto, adattato nel tempo da chi frequenta queste strade. Passo dei Mandrioli, Passo del Carnaio e Passo della Calla non sono solo punti sulla mappa, ma tre modi diversi di attraversare l’Appennino.

Non è un itinerario rigido. È una struttura aperta che segue il crinale, lo attraversa, lo aggira e poi ci ritorna. Più che la partenza o l’arrivo, conta la continuità del movimento lungo il crinale.

Seguendo il crinale

Il percorso segue una sequenza naturale di strade dell’Appennino tra Casentino e Romagna che collegano i due versanti della montagna. Si sale verso il crinale, si entra in Romagna e poi si ritorna verso il Casentino, chiudendo un anello che cambia continuamente forma lungo il tragitto. È proprio questo continuo passaggio tra i due versanti a definire il carattere del percorso.

Le distanze e i dislivelli contano, ma fino a un certo punto. Quello che definisce davvero il giro è il modo in cui il paesaggio cambia: boschi fitti, aperture improvvise, discese lunghe e tratti in cui la strada sembra seguire il profilo della montagna.

Senso orario e antiorario

Il giro dei tre passi può essere affrontato in entrambe le direzioni, e non è la stessa cosa. Cambia la sequenza delle salite, cambia il modo in cui si entra e si esce dai versanti, cambia soprattutto la percezione del crinale.

In un senso il percorso accompagna gradualmente verso l’Appennino, nell’altro lo affronta più direttamente. Non esiste una scelta migliore: esiste quella più coerente con il modo in cui si vuole attraversare questo territorio.

I tre passi non definiscono un percorso: definiscono il modo in cui l’Appennino si lascia attraversare.

In bici e in moto

Il mezzo modifica completamente il modo in cui questo giro viene percepito. In bici il percorso si costruisce sulla fatica, sul ritmo delle salite e sulla gestione delle energie. Ogni passo diventa un punto da conquistare, ogni discesa un momento di recupero.

In moto, invece, il movimento è continuo. Le curve si susseguono senza interruzioni e il rapporto con la strada diventa più diretto. Il paesaggio scorre, ma non per questo perde intensità: cambia il modo in cui lo si legge.

Le stesse strade possono quindi restituire esperienze molto diverse, pur mantenendo invariata la struttura del percorso.

Passo dei Mandrioli, Passo del Carnaio e Passo della Calla

Il Passo dei Mandrioli introduce gradualmente al crinale. La salita accompagna il cambiamento del paesaggio senza strappi e apre il percorso in modo naturale.

Il Passo del Carnaio tiene insieme il sistema. Più raccolto e meno evidente degli altri, collega i versanti in modo quasi nascosto e dà continuità all’intero anello.

Dal Passo della Calla una delle possibilità più naturali è scendere verso la Romagna seguendo il percorso dalla Calla a Ridracoli. Qui il crinale si mostra con maggiore chiarezza e la percezione dell’Appennino diventa più aperta.

Ridracoli

Dal sistema dei tre passi si apre una possibilità ulteriore: raggiungere Ridracoli e la sua diga. È una deviazione naturale, che cambia il rapporto tra il percorso, l’acqua e il paesaggio dell’Appennino.

Si può arrivare direttamente dal versante della Calla oppure attraversare l’Appennino più lentamente seguendo il percorso da Lama a Ridracoli, entrando progressivamente dentro foreste, torrenti e silenzi.

Non è un passaggio obbligatorio, ma è coerente. È il punto in cui l’Appennino cambia elemento e si lascia attraversare in modo diverso.

Conclusione

I tre passi non sono solo un giro. Sono un modo di entrare nell’Appennino seguendone il ritmo, i cambi di versante e le trasformazioni del paesaggio.

I tre passi restano sempre gli stessi. È il modo in cui l’Appennino si lascia attraversare che cambia ogni volta.


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